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Riportiamo l'intervento di Giovanni Zamponi alla prima assemblea di Veneto dal Basso.

Buon pomeriggio e grazie a tutti per essere venuti qui, a quella che speriamo essere la prima di una lunga serie di assemblee di Veneto dal Basso.

La nostra regione è in crisi, questo è sotto gli occhi di tutti. Ed è una crisi, quella che la nostra regione sta vivendo in questi ultimi anni, non solo economica, non solo occupazionale, non solo ambientale, non solo sociale, non solo culturale ma una crisi anche e soprattutto umana. Una crisi in cui la dimensione umana delle persone è scomparsa, in cui i legami di base di solidarietà, di comunità, di relazione si sono indeboliti fino quasi a rompersi. Allora noi abbiamo bisogno di fare questo: di ricostruire questi legami, di riconnettere le persone, di porre al centro della vita di tutti la comunità in cui viviamo.
Da troppo tempo la politica rappresenta solo uno strumento di mera amministrazione dello status quo; da troppo tempo la politica si occupa solo di come gestire le cose che accadono senza mai porsi il problema di intervenire, di trasformare la realtà che ci circonda.
Abbiamo bisogno di una politica che sappia governare i processi che quotidianamente stanno cambiando il nostro territorio, non che stia solo a guardare. Abbiamo bisogno di una politica che viva di partecipazione, non che la usi strumentalmente. Abbiamo bisogno di una politica che abbia il coraggio di parlare con le persone, non di parlare alle persone.
Ebbene, questa politica oggi non c'è e non arriverà se non ci mettiamo in cammino direttamente noi. Non arriverà da vuoti contenitori in grado di parlare solo a se stessi e non arriverà da chi ci ha governato negli ultimi decenni. La dobbiamo costruire noi. Non creando nuovi soggetti e nuove etichette, ma partendo da quello che già c'è.
Non partiamo da zero nella nostra regione. Partiamo da quella straordinaria ricchezza di partecipazione costituita da comitati, liste civiche, associazioni, soggetti politici, percorsi già avviati che da tempo hanno iniziato a praticare il cambiamento a livello locale. Dobbiamo mettere insieme queste energie e rimescolare le appartenenze.
L'ambizione che dobbiamo avere è quella di costruire consenso a partire dai temi, non dai contenitori, dai problemi delle persone, non dalle sigle. Senza cedere al compromesso, dobbiamo essere in grado di parlare a tutti. Partiamo da come la pensiamo, da cosa facciamo tutti i giorni, non dalla tessera che abbiamo in tasca. Se crediamo che pochi veneti la pensino come noi, cambiamo il nostro linguaggio, utilizziamo nuovi strumenti. Non rassegniamoci alla pura testimonianza.
Poniamoci l'obiettivo di mettere in piedi battaglie in grado di fermare lo stupro violento che la nostra terra sta subendo, in grado di ricostruire dal basso opportunità di lavoro, formazione, socialità; battaglie costruite innanzitutto promuovendo e creando partecipazione.

Il cammino che oggi vogliamo iniziare e che vi proponiamo non è semplice, necessita da parte di tutti anche di una messa in discussione di se stessi, di riaprire relazioni e fiducia nel confronto degli altri, di fare un piccolo passo indietro per poter fare insieme molti passi avanti. Un percorso non semplice, faticoso, ma necessario perché ormai è chiaro a tutti che da soli non bastiamo. Ieri abbiamo iniziato con un piccolo primo passo, abbiamo discusso dei temi e delle questioni che riguardano il nostro territorio; adesso si tratta di continuare questo percorso, allargando questa rete a chiunque, singoli cittadini, movimenti, realtà politiche, e lavorando assieme per condividere le buone pratiche, per fare corretta informazione insieme ai cittadini, per organizzare e dare forza alle attività che tutti svolgiamo nel territorio. Insomma iniziamo passo dopo passo a percorrere questo cammino, discutendo assieme di quali sentieri seguire, ma con la consapevolezza che solo un piede dietro all’altro arriveremo alla meta.

Buona strada.